Ricordando Gail Tredwell – Una lettera di Swami Paramatmananda Puri (Nealu)

Abbiamo ricevuto la seguente testimonianza da uno Swami dell’ashram di Amma:

(Swami Paramatmananda Puri (Nealu). Americano, ha vissuto ad Amritapuri dall’inizio del 1980 fino al 1989; responsabile del primo ashram negli Stati Uniti; attualmente vive in India).

Ho iniziato la mia ricerca spirituale a diciotto anni e a quella giovane età decisi di lasciare gli Stati Uniti e di trasferirmi in India. Ora ho sessantaquattro anni. Conobbi Gail Tredwell nel 1978, quando arrivò nell’ashram in cui risiedevo a Tiruvannamalai. Poiché vivevo con un insegnante molto stimato con il quale avevo uno stretto legame, Gail mi trattava con molta riverenza e rispetto. Mi poneva domande spirituali e io le rispondevo fornendo indicazioni generali sulle questioni spirituali. Quando Gail giunse all’ashram di Amma nel 1980, appariva innocente e timida, ma presto cominciai a notare dei cambiamenti nel suo comportamento. Ero sbalordito dalla sua evidente immaturità, di come il suo atteggiamento rapidamente si trasformava e la negatività prendeva il sopravvento in lei. Reagiva come una bambina gelosa nei confronti di Amma e spesso prendeva a calci il muro della piccola capanna in cui vivevamo quando era irritata con Amma per qualche motivo. A mano a mano che si andava abituando alle condizioni di vita e cominciava a sentirsi a suo agio, emerse un altro aspetto della sua personalità. In principio pensai che fosse dovuto alla sua immaturità, ma col trascorrere del tempo compresi che non era così semplice. Cominciò a deridere apertamente e a prendersi gioco in pubblico delle persone senza alcun riguardo. Nessuno sfuggiva al suo comportamento immaturo, neppure io. Se qualcuno le muoveva direttamente delle critiche, anche per una buona ragione, immediatamente reagiva con ferocia e con grandi scenate. È perfettamente naturale reagire quando ci si sente criticati, ma le reazioni di Gail erano sempre più eccessive e il rispetto che mostrava nei miei confronti svanì rapidamente. Divenne arrogante e sarcastica. In qualche modo speravo che grazie al rapporto con Amma avrebbe infine iniziato a esaminarsi e a modificare i suoi modi; tuttavia ciò non accade mai e sino alla fine il suo comportamento non solo non cambiò ma peggiorò.

“Le chiesi di darmi dell’acqua perché avevo difficoltà ad alzarmi. Il suo umore cambiò all’improvviso: mi urlò di andare a prendere l’acqua da solo e poi mi gettò in faccia lo straccio sporco”.

Inizialmente, oltre alla casa dove viveva la famiglia di Amma, vi era un’unica piccola capanna in cui vivevamo. Un giorno, mentre ero lì sdraiato in preda a un violento attacco di cefalea, mi venne molta sete. In quel momento Gail stava pulendo il pavimento con un vecchio straccio. Le chiesi di darmi dell’acqua perché avevo difficoltà ad alzarmi. Il suo umore cambiò all’improvviso: mi urlò di andare a prendere l’acqua da solo e poi mi gettò in faccia lo straccio sporco. Naturalmente ci rimasi male, mi alzai e a fatica mi diressi verso il bagno che si trovava molto lontano, al confine della proprietà. Era circa mezzogiorno e faceva molto caldo e così mi fermai dietro il tempio per riposare all’ombra e recuperare un po’ di forze. Amma si accorse della mia evidente difficoltà e venne a vedere che cosa stava succedendo. Le spiegai l’accaduto. Rattristata per quest’ultima sfuriata di Gail, mi suggerì di considerarla come una bambina ignorante e di non reagire se venivo maltrattato perché, altrimenti, avrei dimostrato di essere anch’io ignorante. Queste parole mi sembravano molto sensate e così decisi che da allora in poi sarei stato molto paziente e cauto. Indubbiamente, vicino a Gail erano numerose le occasioni per mettere in pratica questi insegnamenti.
In genere ero comprensivo con lei: avendo anch’io servito il mio maestro spirituale a Tiruvannamalai, sapevo che servire un Mahatma era un’austerità paragonabile allo svolgere grandi pratiche spirituali. Vivere accanto ai grandi Maestri fa affiorare le nostre più profonde tendenze negative, come la rabbia e la ribellione, e crea un grande tumulto interiore che può esprimersi anche nel comportamento esteriore. Tuttavia un devoto prende infine coscienza di quello che sta accadendo e impara a controllare e a rifiutare quelle vasana (tendenze innate); sono come veleno assunto in passato che impedisce la nostra guarigione se non viene espulso. In altre parole, per raggiungere la purezza mentale, queste tendenze negative che per ignoranza abbiamo accumulato in passato, devono emergere ed essere distrutte. Amma ne era pienamente consapevole e trovava sempre dei modi per insegnarci a diventare consapevoli delle nostre negatività e conflitti interni. Nei primi tempi aveva persino detto a me e a Gail che un Guru mostra dapprima un barlume della propria natura divina al discepolo e poi agisce in maniera tale da far affiorare le sue vasana per purificarlo. Questi insegnamenti hanno il solo scopo di favorire la crescita ed evoluzione spirituale del discepolo e devono essere considerati delle lezioni da assimilare.

Come ho già detto, continuavo a mostrare comprensione per Gail ma alla fine la sua rabbia, arroganza e stupidità, non solo persistevano ma si andavano rafforzando. Pensavo alla sua testardaggine, ma non potevo fare altro che osservarla silenziosamente. Negli ultimi anni di permanenza di Gail all’ashram decisi infine di mantenere una distanza di sicurezza e ridurre al minimo i miei contatti con lei.

“Leggendo queste affermazioni non posso che pensare che sia molto confusa e disturbata mentalmente. Nel suo libro lei stessa vi accenna scrivendo: “Provavo troppo dolore per esaminare ciò in cui credevo o per distinguere quello che era reale da ciò che era solo una proiezione”. Questa dichiarazione mette bene in evidenza le percezioni erronee di Gail”.

Durante i suoi vent’anni di permanenza all’ashram non mi sono mai accorto dei maltrattamenti di cui accusa Amma e i suoi discepoli nel suo libro. Leggendo queste affermazioni non posso che pensare che sia molto confusa e disturbata mentalmente. Nel suo libro lei stessa vi accenna scrivendo: “Provavo troppo dolore per esaminare ciò in cui credevo o per distinguere quello che era reale da ciò che era solo una proiezione”. Questa dichiarazione mette bene in evidenza le percezioni erronee di Gail.

La depressione è una patologia che può indurre, tra l’altro, uno stato mentale caratterizzato da una costante negatività, sofferenza e rabbia. Le persone depresse possono percepire coloro che le circondano in modo paranoico e negativo, proiettando su di loro le proprie situazioni. Questo è ciò che accade quando diversi fattori provocano uno squilibrio chimico a livello cerebrale. I farmaci sono di grande aiuto, ma è difficile e umiliante ammettere con se stessi che è necessario sottoporsi a una terapia. Sebbene quando se ne andò Gail stesse molto male, non avrei mai immaginato che avrebbe potuto pubblicare un libro simile, arrivando addirittura a promuoverlo. Anche se la sua grande rabbia e il suo rancore sono evidenti, non avrei mai pensato che avrebbe scritto un libro autodistruttivo, che potrebbe minare la fede di chi sia ancora un neofita e non saldamente radicato nella propria fede. Certamente Gail era in qualche modo consapevole della grandezza di Amma. Penso che coloro che le mostrarono molta comprensione e simpatia quando lasciò Amma, la incoraggiarono anche a scrivere e a pubblicare il suo testo persuadendola che questa era la cosa giusta da farsi. Poiché alcuni di essi hanno già pubblicato degli scritti in cui criticano il concetto di guru, forse lo stato vulnerabile di Gail li ha spinti ad approfittare egoisticamente dell’occasione di lanciare il suo libro sul mercato. Gail cita alcune di queste pubblicazioni alla fine del suo libro ed è evidente che c’erano dei motivi per incoraggiarla.

Swami Paramatmananda Puri

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