RICORDANDO GAIL TREDWELL – UNA LETTERA DA MIRA

Abbiamo ricevuto la seguente testimonianza da una devota di vecchia data e residente dell’ashram:

(Mira, nominata più volte nel libro di Gail, si è relazionata con lei ogni giorno, dal 1989 sino alla partenza di Gail nel 1999.)

Ho vissuto ad Amritapuri per vent’anni, sino a quando alcune circostanze mi hanno portato a vivere in Sud Africa. Da quando nel 1989 decisi di stabilirmi all’ashram sino alla partenza di Gail, ho avuto spesso dei rapporti con lei, mi relazionavo con lei quasi ogni giorno.

Quando Gail lasciò la Madre, molte persone erano profondamente scosse, ma io non ne ero minimamente sorpresa perché avevo osservato da vicino l’intero processo che sarebbe approdato a questa decisione. Non rimasi neppure meravigliata quando vidi che anche un gruppetto di donne che appartenevano al “circolo interno” di Gail se ne andarono perché avevo notato come le stesse influenzando e istigando contro la Madre.

Quando arrivai per la prima volta all’ashram, Gail sembrava una persona completamente diversa. Nel suo carattere c’era un lato dolce e a volte poteva essere gentile e premurosa verso gli altri. Le portavo molto rispetto perché era a stretto contatto con la Madre. Era una delle prime discepole monastiche e la consideravo la mia sorella maggiore. Mi accorsi ben presto, però, che era molto egocentrica: nel mondo di Gail ogni cosa ruotava esclusivamente attorno a lei. Sapeva essere incredibilmente crudele verso chi la contraddiceva o la scontentava in qualche modo. Poteva anche comportarsi spietatamente solo per il piacere di farlo. Doveva controllare tutto e poteva improvvisamente e senza motivo attaccarti, rendendo la tua vita all’ashram difficile. Occorreva stare sempre in guardia con lei, era come camminare sulle uova. Sono stata spesso oggetto della sua cattiveria, ingiurie ed evidente abuso di potere.

Un giorno, mentre stava inveendo contro di me con parole indicibili solo perché l’avevo fraintesa, come se fossi un cane o un oggetto, le dissi di non parlarmi in questo modo. Questa fu la prima volta che ebbi il coraggio di affrontarla. Ebbene, me la fece pagare cara! Cominciò a colpirmi. Più tardi, disse a tutti coloro disposti ad ascoltarla che ero stata scortese con lei e per settimane usò il ruolo che rivestiva per assicurarsi che non mi fosse permesso di svolgere nessuno dei miei regolari seva vicino o nella camera di Amma. Per molti mesi mi ricordò il giorno che ero stata così villana!

Una volta cominciò a gridare contro di me; in quel momento non stavo bene, avevo vomito e diarrea. Quel giorno era di cattivo umore e quando tentai di fermare il suo accesso d’ira spiegandole che mi sentivo male, rispose insultandomi e dicendomi che non le importava un c… di come mi sentissi.

Gail mi ha picchiata e preso per i capelli più di una volta, ma questo non è nulla se lo paragoniamo a come trattò Lakshmi. Molte volte ero presente quando la colpiva duramente, le tirava i capelli, le sputava in faccia o le tirava persino calci. E non fui la sola ad assistere a questi atti. Ero lì quando Gail, in uno scoppio d’ira, le lanciò contro il ferro da stiro bollente. Ho anche visto il collo di Lakshmi con del sangue dopo uno di questi attacchi particolarmente violenti. Inutile dire che tutto questo non accadeva mai quando Amma era presente.

“Non ho mai svelato a nessuno quello che Gail fece ad Amma quel giorno perché la Madre, nella sua immensa compassione, proibì a coloro che conoscevano i fatti di parlarne con qualcuno o di affrontare Gail. Ci disse semplicemente di pregare per lei”.

Se Lakshmi commetteva il minimo sbaglio o se in alcuni giorni pronunciava anche una sola parola o rideva, veniva aggredita. E poiché io e Lakshmi eravamo come sorelle, Gail non permetteva che parlassimo tra noi. Eravamo così intimorite che, quando dovevamo comunicarci qualcosa, sussurravamo. Avevamo paura che Gail intervenisse urlando e accusandoci.

Ho appena letto la testimonianza di Lakshmi su quello che accadde in Svezia, quando Gail fece rovesciare la barca con Amma a bordo. Posso confermare che accadde proprio così perché ero presente: vidi come ignorava completamente le suppliche di Amma e fece ribaltare la barca. Amma impiegò molto tempo prima di tornare a galla: si trovava proprio sotto la barca e, come ci disse più tardi, era completamente disorientata perché il sari le aveva coperto interamente la testa. Non ho mai svelato a nessuno quello che Gail fece ad Amma quel giorno perché la Madre, nella sua immensa compassione, proibì a coloro che conoscevano i fatti di parlarne con qualcuno o di affrontare Gail. Ci disse semplicemente di pregare per lei.

Man mano che l’ashram si ingrandiva e le persone cominciavano a venire e a risiedervi, vidi come il potere e il ruolo che svolgeva le diedero completamente alla testa. Dopo che ricevette l’iniziazione monastica (sannyasa), le persone le toccavano i piedi (in segno di rispetto, N.d.T.) e la guardavano con ancora più ammirazione. Gail cominciò così a pensare di essere veramente grande. Aveva un suo entourage di donne, il “circolo interno”, che tristemente pensavano di essere in qualche modo più vicine alla Madre essendo a stretto contatto con Gail. La servivano e ubbidivano a ogni suo più piccolo capriccio, concordavano con qualunque cosa dicesse, anche se era assurda. A mano a mano che il tempo passava, sembrava che la vita di coloro che appartenevano a questo circolo interno ruotasse più attorno a Gail che alla Madre. Osservavo come Gail le istruisse, plagiasse la loro vita e gradualmente le allontanasse da Amma. Un giorno vidi una giovane seduta a terra con la testa tra le mani: le chiesi cosa fosse successo. Scoppiò a piangere e disse che Gail le stava facendo perdere la fede in Amma. Le consigliai di parlarne con la Madre, non so se lo fece. Se ne andò dall’ashram nello stesso periodo di Gail. Provai una profonda tristezza perché questa ragazza aveva veramente amato la Madre. Era così che Gail, in modo calcolato, avvelenava la mente delle donne attorno a lei. Quasi tutte finirono per lasciare la Madre più o meno quando Gail se ne andò.

Durante i suoi ultimi anni all’ashram, Gail non muoveva un dito. Di solito stava in camera sua, dove riceveva massaggi, conversava con gli amici, ecc. Spesso la sua stanza era molto calda perché era situata proprio sotto il tetto. Aveva un ventilatore, ma nelle ore più calde della giornata mi chiedeva anche di riempire più volte dei secchi d’acqua fredda, salire la scala che portava al terrazzo e versare l’acqua sul pavimento di cemento in modo da raffreddare la camera. Era un lavoro arduo ed estenuante, ma poiché avevo rispetto per la tradizione monastica (sannyasa), non pensai mai di rifiutarmi.

“Penso anche che tutto il dramma intorno alla sua “grande fuga” da San Ramon, sia piuttosto sconcertante: quando eravamo ancora in India, alcune settimane prima del tour, Gail disse apertamente a me e ad altri che aveva avuto il permesso dalla Madre di prendersi una lunga pausa dopo il tour e di rimanere per qualche mese a San Ramon”.

Nell’ultimo tour, prima che se ne andasse, stavo nella casa di Amma e spesso dormivo nella stanza con Gail. È curioso notare come nel libro mi metta in situazioni in cui non c’ero o mi attribuisca parole che non ho mai pronunciato. Nella sua stanza ad Amritapuri e nei tour, Gail era quella che dormiva più a lungo. Nei tour si svegliava molto dopo che Amma era partita per svolgere il programma del mattino. Lo so perché la mattina l’aiutavo in cucina e quindi stavo a casa con lei. Quando finalmente si svegliava, verso le dieci, le portavo una tazza di tè. Ho trovato quindi piuttosto buffa la sua affermazione che solo dopo avere lasciato Amma ha potuto fare, per la prima volta dopo anni, una buona dormita!

Penso anche che tutto il dramma intorno alla sua “grande fuga” da San Ramon, sia piuttosto sconcertante: quando eravamo ancora in India, alcune settimane prima del tour, Gail disse apertamente a me e ad altri che aveva avuto il permesso dalla Madre di prendersi una lunga pausa dopo il tour e di rimanere per qualche mese a San Ramon. Mi disse che non sarebbe tornata all’ashram prima della fine di gennaio. Me lo comunicò in modo chiaro e tornammo più volte su questo argomento durante il tour. Perché, dunque, inscenare il dramma in cui scappava nella notte da San Ramon mentre Amma era ancora in America? Contribuisce certamente al suo piano malvagio di distruggere la reputazione di Amma, dipingendola come una qualche leader di una strana setta.

Le accuse grottesche di Gail contro Amma, Swamiji e Swami Amritatmananda sono troppo assurde per essere prese in considerazione. Ma pensando a coloro che hanno appena incontrato Amma o non l’hanno ancora conosciuta, e che potrebbero rimanere confusi leggendo ciò che ha scritto Gail, sento che devo portare la mia testimonianza. Dal 1991 in poi la Madre mi ha permesso di stare con lei dopo i bhajan. Per diciotto anni ho avuto il grande privilegio di trascorrere queste serate con la Madre, rimanendo spesso fino alle prime ore del mattino. Stavo seduta a terra, proprio accanto alla sua sedia, mentre parlava con le persone. E quando fu pronta la camera in cui Amma avrebbe ricevuto gli ospiti, accanto alla sua stanza privata, continuai a trascorrere le serate con lei. Per innumerevoli volte rimasi sola con la Madre, Swamiji, Swami Amritatmananda e altri swami. Mai, neppure una volta ebbi il minimo sentore del flirt di cui Gail li accusa. Per dieci anni ho anche pulito due volte al giorno la camera della Madre; durante il darshan e i bhajan rifacevo il suo letto e cambiavo le lenzuola. La Madre non si coricava spesso sul letto, preferiva dormire sul pavimento. Per molti anni ho lavato i suoi indumenti, lenzuola e asciugamani personali durante i tour. Inutile dire che neppure una volta ho trovato qualche cosa che fosse inappropriato.

“Le accuse di Gail contro Amma e gli swami sono così insensate che mi è difficile capire come anche una persona dello stampo di Gail possa cadere così in basso. Ciò nonostante, so che la Madre continuerà ad amare Gail più di quanto noi possiamo immaginare. Che Gail possa un giorno accorgersi di questo”.

Più di altri, Swami Amritatmananda era oggetto dell’odio di Gail; per qualche strana ragione, lei sembrava proiettare su di lui il riflesso della propria oscurità. Per me è sempre stato un monaco gentile e amichevole, ma agli occhi di Gail non ha mai fatto nulla di buono.

Tuttavia, non l’ho mai udita esprimere commenti negativi su Swami Amritatmananda, conosciuto come Swamiji (Balu). Ricordo che mi diceva che Swamiji era l’unico che le piaceva e che sentiva come suo fratello. Si rimane quindi allibiti nel vedere che, a parte Amma, Gail l’abbia scelto come personaggio del suo romanzo da avvolgere nelle menzogne più disgustose. Credo che l’abbia scelto per ferire maggiormente Amma perché è lo swami più anziano dell’ashram e per il grande rispetto che gode in tutto il mondo. Il rapporto di Swamiji con la Madre è basato sulla devozione ed è incredibilmente innocente.

Non ho condiviso questi ricordi per vendetta o rancore, la verità non può essere alterata o cambiata dalle intenzioni maligne di qualcuno. Viste le palesi falsità che Gail sta cercando di diffondere, non posso rimanere passiva e in silenzio. Di fatto, le accuse contro Amma e gli swami sono così insensate che mi è difficile capire come anche una persona dello stampo di Gail possa cadere così in basso. Ciò nonostante, so che la Madre continuerà ad amare Gail più di quanto noi possiamo immaginare. Che Gail possa un giorno accorgersi di questo.

Mira

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